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I Consorzi si marcano, i consorziati si preoccupano
FRANCO BRUNO MARINI

marini2.jpgNon ci stancheremo mai di ripeterlo: se in Italia nel corso degli anni ‘80 Ermanno Stefani non avesse dato vita al Gruppo San Geminiano innescando per emulazione la proliferazione dei consorzi, oggi i grossisti indipendenti sarebbero due o trecento e completamente marginali rispetto al mercato Horeca nazionale che loro stessi hanno invece largamente contribuito a rendere grande e unico.
La prova del contrario ci perviene dagli altri Paesi dell’Europa Occidentale dove la distribuzione grossista si è numericamente contratta. Ma in quasi tre decenni il mondo è cambiato tanto da mettere fuori gioco ogni sistema di gestione che non si sia evoluto anno su anno, o meglio ancora, giorno su giorno.
L’evoluzione delle aggregazioni grossiste non è avvenuta alla stessa velocità di quella del mercato anzi in alcuni casi si è verificata così lentamente da non essere percepita. L’equivoco di partenza che Ermanno Stefani aveva capito ed evitato è il seguente: l’obiettivo unico e insostituibile del consorzio non è il suo profitto né la sua sopravvivenza nel tempo ma solo e soltanto il benessere del socio.
Ci interesserebbe moltissimo poter disporre di uno studio scientifico sul grado di soddisfazione degli associati, su quanto contano i singoli all`interno delle organizzazioni, su quante risorse si investono su attività non direttamente riferite alle attese degli associati.

Si è creata la convinzione che un consorzio per essere importante e rispettato debba dimostrarsi strutturato: direzioni, servizi, comunicazione, esibizioni a fianco dell`industria e infine l`immancabile viaggio sponsorizzato dai fornitori affinché i soci si sentano gratificati e corteggiati. Sicuramente il massimo della gratificazione i membri del consorzio la sentirebbero se fossero trattati dall`industria come la GDO, i C&C e, anche, i ribaltatori. Il raggiungimento di un tale risultato nessun gruppo può nemmeno sognarlo perché anche l’aggregazione più strutturata e più forte da sola non impensierisce l`industria. Al massimo otterrà una frazione di sconto in più, un numero maggiore di gadget, un viaggio particolare e l’encomio solenne per il vertice!
I momenti difficili come l’attuale mettono in risalto i meccanismi che stentano a funzionare. Il grossista meno soddisfatto di un tempo migra più facilmente o addirittura ritorna “single”. I gruppi tentano di arruolare nuovi adepti qualche volta con sistemi che danneggiano le formazioni colleghe. In assenza di vendite fluenti i cordoni della borsa dei fornitori si stringono accrescendo le tensioni.
Ogni organizzazione teme per sé stessa e per il piccolo o grande potere acquisito, quindi si arrocca. La vera soluzione si trova dalla parte opposta: l’unione e la collaborazione tra enti simili. Ci arriveremo mai?

 

Franco Bruno Marini


24/06/2011

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