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Pubblici esercizi, ristorazione, turismo: arriva il nuovo contratto nazionale

Pubblici esercizi, ristorazione e turismo possono ora contare su un nuovo contratto nazionale che sarà valido per quattro anni, fino al 31 dicembre 2021. Un passo avanti importante per lo sviluppo del settore. Produttività, flessibilità e competitività i nodi chiave del nuovo - e tanto sospirato - documento.

 

Sono stati presentati a Roma presso la sede di Confcommercio, i contenuti del contratto firmato a febbraio tra Fipe, Angem e Legacoop Produzione e Servizi e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Al convegno, sul tema “La nuova identità del lavoro nel nuovo contratto di lavoro nazionale pubblici esercizi, ristorazione e turismo”, il presidente della Confcommercio Imprese per l’Italia Carlo Sangalli e il presidente Fipe Lino Enrico Stoppani hanno ripercorso le tappe di una lunga e faticosa trattativa che ha portato all’accordo, indipendente e svincolato da quelli precedenti, che riguarda un milione di addetti di un settore dove operano 300mila imprese con un fatturato di 80 miliardi l’anno.

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Ha la durata di 4 anni e prevede per la parte economica un aumento a regime in busta paga di 100 euro lordi in più. Molte le innovazioni mirate al recupero di produttività attraverso una maggiore flessibilità operativa, riqualificazione di un settore dalle forti potenzialità occupazionali, rimodulazione degli scatti di anzianità e rafforzamento dell’assistenza sanitaria integrativa. Le trattative, durate quattro anni, sono state complesse e «in un clima di grande incertezza politica ed economica», come ha detto il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che ha aperto i lavori, sottolineando l`importanza delle intese raggiunte. «È un contratto forte - ha detto - che tiene insieme associazione imprenditoriali e sindacati e che rafforza l’identità del settore. Anche Lino Enrico Stoppani si è dimostrato soddisfatto dei risultati raggiunti per l’urgenza di rispondere alle esigenze di competitività delle imprese e al benessere dei lavoratori.

 

stoppani.jpg«È un momento storico non solo per il nostro settore ma per tutto il Paese, e i sindacati - ha detto il presidente Fipe - hanno capito la particolarità del settore pur difendendo legittimamente l`interesse dei lavoratori. Anche le imprese da parte loro hanno compreso l`importanza del contratto di lavoro per contribuire allo sviluppo di un settore chiave dell`economia italiana, accettando il sacrificio economico. Non rappresenta un punto di arrivo, ma di partenza per un nuovo modo di tenere le relazioni sindacali». 

 

Da tutti i relatori è stata espressa soddisfazione dei risultati raggiunti per un’intesa importante che tiene insieme gli interessi di tante parti, ma che anche ha saputo distinguere. Di obiettivi raggiunti e di quelli ancora da realizzare si è parlato nel corso della tavola rotonda moderata dal giornalista Sebastiano Barisoni a cui hanno preso parte il segretario generale Uiltucs Uil Brunetto Boco, Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil, Davide Guarini della Fisascat Cisl, il consulente del lavoro Enzo De Fusco, il presidente di My Chef Enzo Andreis e Matteo Musacci dei supermercati Despar. Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha tratto le conclusioni. Nel corso del dibattito sono state affrontare anche molte criticità soprattutto nel settore della ristorazione che è la principale componente della filiera agroalimentare, rappresentando il 41% del valore aggiunto e il 47% dell`occupazione, cresciuta nel corso degli anni della crisi in controtendenza rispetto agli altri settori economici.

 

Ma soprattutto è anche una delle principali porte d`ingresso dei giovani nel mondo del lavoro: i lavoratori under 30 anni rappresentano la metà dei dipendenti, in maggioranza donne (53,33%), con alto numero di stranieri impiegati nelle imprese (25%). Tra le molte criticità che il nuovo contratto sarà chiamato a regolamentare, c’è la bassa produttività del lavoro (in diminuzione in media del 6% rispetto al 2009), l`abbassamento dei livelli qualitativi dell`offerta (molte aperture di basso profilo, con conseguente perdita di identità dei centri storici), i tassi di mortalità elevati delle imprese (il 70% chiude dopo 5 anni), l`abusivismo dilagante, il lavoro nero certe, i livelli di marginalità bassi non sufficienti a impostare piani di investimento. Date queste criticità, la centralità del Ccnl sta nella necessità di prevedere condizioni economiche e normative in grado di garantire la sopravvivenza delle imprese, condizione indispensabile per l’occupazione e il benessere dei lavoratori.

 

 

Fonte Italia a Tavola


17/04/2018

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