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Peroni, la birra vuole crescere nei settori premium

L’Italia è il decimo Paese produttore di birra in Europa. L’industria brassicola nazionale, con oltre 7.000 etichette, rappresenta sicuramente uno dei comparti con le maggiori potenzialità, testimoniate anche da dati in netta crescita. Secondo l’ultimo rapporto annuale di AssoBirra - l’associazione dei Birrai e dei Maltatori che rappresenta più del 90% della produzione nazionale - nel 2017 l’export di birra italiana è cresciuto del 7,9%, toccando quota 2,7 milioni di ettolitri. Allo stesso tempo, la produzione complessiva è cresciuta del 7,5% rispetto al 2016, segno di una forte vivacità del settore.

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In tale contesto, una realtà storica che da oltre un secolo contribuisce alla crescita del comparto brassicolo è sicuramente Birra Peroni, diventata da tempo marchio ambassador dell’italian style in tutto il mondo. Un’azienda che ad oggi coinvolge circa 48mila addetti ai lavori, presente in più di 75 Paesi e con ulteriori prospettive di crescita. Francesca Bandelli, recentemente entrata a far parte del top management di Birra Peroni come Marketing & Innovation Director, parla delle nuove strategie.

 

Con che spirito prende le redini della divisione Marketing & Innovation?
«“From good to great” è la mia filosofia di lavoro. Inizio questa nuova avventura con queste tre parole chiave: orgoglio, fiducia e challenge».

 

Che realtà aziendale rappresenta oggi Birra Peroni in Italia e nel mondo?
«Birra Peroni è un’azienda che da oltre 170 anni è parte integrante del tessuto economico e sociale dell’Italia e della storia industriale del nostro Paese. Con tre stabilimenti produttivi - Roma, Bari e Padova - e una malteria, la Saplo Spa di Pomezia, dà lavoro direttamente e indirettamente a 48.000 persone, per un impatto, in termini economici per lo Stato italiano, di 1 miliardo di euro. L’azienda può contare su una filiera produttiva che coinvolge oltre 1.500 agricoltori che producono orzo distico da birra che, una volta lavorato in Malteria, diventa Malto 100% italiano, l’ingrediente principale delle birre della Peroni Family. Ma Birra Peroni è anche export, internazionalizzazione e ambassador del Made in Italy nel mondo, attraverso brand di grande successo come Nastro Azzurro, la birra italiana più apprezzata e bevuta al mondo. Una grande attenzione, infine, è data alla sostenibilità e all’innovazione tecnologica. Su questo fronte, attraverso continui investimenti Birra Peroni ogni anno riduce il consumo di acqua, le emissioni di CO2 e siamo al fianco delle comunità e dei territori in cui siamo presenti e operiamo, anche attraverso il nostro portafoglio di marchi locali: penso a Raffo a Taranto, Itala Pilsen a Padova e nel nord-est, Dormisch in Friuli».

 

Quali sono i traguardi futuri a cui intende guidare i brand?
«L’obiettivo è ampliare e continuare nella strategia di crescita nei settori premium e superpremium. Tanto è stato fatto, ad esempio con i brand Asahi Super Dry, i nuovi lanci come Nastro Azzurro Prime Brew, l’estensione della gamma Peroni Gran Riserva. E tanto c’è ancora da fare».

 

Kellogg, Reckitt Benckiser e Puratos UK sono solo alcune delle multinazionali in cui ha ricoperto ruoli strategici. Quali elementi delle precedenti esperienze la aiuteranno in questa nuova pagina della sua carriera?
«L’aver sviluppato una solida esperienza nel marketing delle FMCG Companies sopra citate, è sicuramente l’elemento basilare. Ho sempre lavorato in contesti sfidanti, sia in Italia sia all’estero, dove grazie a una chiara visione strategica ho potuto costruire brand di successo e innovazioni che hanno anticipato i bisogni dei consumatori».

 

Rispetto ad altre compagnie concorrenti, quali potrebbero essere i punti di forza di un marchio come Peroni?
«Peroni è un marchio e una birra pensata in Italia, fatta in Italia, amata in Italia. Il grande punto di forza è tutto qui. Non è l’unico, ma forse è il più importate. È la birra italiana più bevuta nel nostro Paese anche perché quella di Peroni è una storia vera, che nasce nelle campagne italiane, dal lavoro e dalla passione degli agricoltori della nostra filiera che coltivano l’orzo distico da birra che diventa poi Malto 100% Italiano. Siamo gli unici che possono vantare e certificare la completa italianità del nostro malto. Tutto questo ci consente di seguire e stabilire un controllo costante della nostra filiera. Conosciamo chi coltiva l’orzo Peroni, sappiamo chi e dove si produce il nostro Malto. Lo sappiamo noi, ma soprattutto lo sanno i consumatori con i quali negli anni abbiamo costruito un rapporto basato su fiducia, trasparenza e ascolto reciproco. È un lavoro che facciamo con passione e sono orgogliosa di poter dare, a questa squadra, il mio contributo».

 

Cosa prevedono i piani di sviluppo dei brand di cui curerà l’attuazione?
«Stiamo investendo molto per aumentare la produttività dei nostri impianti e degli stabilimenti produttivi. Da poco sono terminati i lavori nello stabilimento di Roma proprio per incrementare ulteriormente la capacità produttiva; nel 2017 da Roma sono partiti circa 4.500 container per USA, UK, Cina, Colombia, Paraguay, Australia (e non solo) e lo scorso agosto abbiamo raggiunto volumi record per 281.961 Hls. Importanti investimenti sono e saranno fatti anche in ambito media e comunicazione: abbiamo chiuso due importanti accordi e siamo diventati birra ufficiale sia di UC Sampdoria e Genoa CFC, sia di AC Milan e FC Internazionale Milano, per confermare e rafforzare la nostra presenza tra le più importanti realtà calcistiche italiane e non solo».

 

Quali sono le zone (o i Paesi) in cui i vostri brand oggi sono maggiormente protagonisti?
«Peroni Nastro Azzurro è la birra premium italiana più bevuta e venduta all’estero. La esportiamo in UK, Australia e USA ed è ormai un’icona del Made in Italy nel mondo. Siamo presenti in Giappone e nel mercato asiatico con Asahi Super Dry che da aprile produciamo - con la stessa ricetta di sempre - anche in Italia grazie ai nostri impianti che sono una best practice in termini di tecnologia e innovazione».

 

 

Fonte Fortune


07/11/2018

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