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Tra innovazione e qualitą la birra si conferma trendy

Risultati positivi per la birra, cresciuta presso i distributori all’ingrosso del 3,6% trainata dai grossisti del nord. Le performance migliori per premium e specialty. Buone le previsioni per il prossimo futuro grazie alla continua formazione degli operatori HORECA e alla crescita nella ristorazione. Evento promosso da Tuttopress Editrice in collaborazone con IRI.
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“Un incontro, ma soprattutto un confronto sul comparto birra nel canale HORECA”: ecco come Silvano Rusmini, direttore responsabile di GBI e de Il Mondo della Birra, ha definito, introducendolo, l’appuntamento ‘Parliamo di birra…parliamone assieme’, che si è svolto a gennaio a Milano. La sede di IRI ha ospitato nella gremita sala un nutrito pubblico di addetti ai lavori che, come ha tenuto a sottolineare Silvano Rusmini, è stato volutamente contenuto per poter instaurare un dialogo coinvolgente tra i relatori e gli stessi partecipanti. Una formula che vuole premiare gli aspetti professionali alla ricerca dell’interazione o non della mera esposizione.

tab-birra-1.jpgRisultati positivi per l’ingrosso
I primi dati forniti provengono dal mondo dell’ingrosso con i dati raccolti da IRI presso i consorzi che riuniscono i distributori beverage in Italia e, quindi, in rappresentanza di circa il 70% del totale comparto. Come anticipato da Mario Carbone, Business Development Manager IRI, in un clima reso incerto dai segnali di decelerazione dell’economia italiana (+1,5% il PIL nel 2017, +1,2% nel 2018 e previsioni di +1,1% nel 2019) e non favorito dal meteo, il canale ingrosso ha ottenuto risultati piuttosto positivi. La crescita a valore è stata del 3,6% e a volume dell’1,7%. Le migliori performance in termini di fatturato sono state riscontrate nel vino con +10,2% per effetto di un marcato rialzo dei prezzi (+9,5%). Ottimi risultati anche per aperitivi alcolici e vermouth (+8,9% a volume), ma la birra, che rappresenta la categoria più importante trattata dal canale, pari al 45%, ha registrato +3,3% a valore e +1,9% a volume. “Vale la pena precisare – ha indicato Mario Carbone – che la crescita superiore a valore che a volume è dovuta, più che a un rialzo dei prezzi, soprattutto a un cambiamento del mix, che vede una presenza più importante di prodotti dal prezzo unitario più elevato (premium e speciality), tra i quali le birre artigianali, in crescita a due cifre già da alcuni anni”.

tab-birra-2.jpgI due terzi a premium e specialty
Nel comparto birra, che in totale ha sviluppato un fatturato di 2,9 miliardi di euro nel nostro Paese da ottobre 2017 a ottobre 2018 con una crescita del 2,7%, i grossisti, come ha specificato Mario Carbone, valgono il 45% e coprono il 40,4% a volume. Ai cash & carry l8,8% a valore e il 10,9% a volume, ma entrambi in contrazione.
Se i segmenti specialty e premium sviluppano oltre la metà delle vendite nel canale moderno, presso i grossisti beverage la quota parte di questi segmenti rappresenta i due terzi delle vendite. Un quarto è appannaggio delle birre standard, che registrano un incremento dell’1% a valore e una sostanziale stabilità a volume a fronte di un incremento delle specialità di oltre il 5% sia a volume che a valore. In forte calo le aromatizzate (Radler) e in decremento anche le saving (fusto di primo prezzo). In crescita a due cifre le analcoliche a seguito di un recente importante lancio.
tab-birra-3.jpg“L’incremento della birra nell’HORECA – ha proseguito Carbone – è stato trainato dai grossisti del nord, che hanno registrato un +6% a volume e a valore. Significativo il peso del fusto per i grossisti delle regioni del nord, per i quali vale il 71,3% contro il 38,5% per i grossisti del centro e del sud, presso i quali però stiamo assistendo a una contrazione a volume del vetro (-2%) a favore del fusto (+1,8%)”.
Arriviamo quindi al punto di consumo. “Il canale più importante per la commercializzazione della birra si conferma attualmente il bar diurno, che veicola quasi un terzo del totale registrando però un calo del 2% a valore - ha concluso il Business Development Manager IRI - I ristoranti, che rappresentano quasi il 10%, sono invece in netta crescita con un incremento della vendita di birra pari al 6,5%. Positive anche le performance negli hotel, in cui si rileva una crescita del 6,1%”. Sostanzialmente, in tutte le tipologie di punti di consumo si registrano incrementi dei consumi di birra tranne nel sub-ingrosso e nelle pizzerie.
Tutti questi dati sono stati confermati dalla relazione di Piergiorgio Torboli, CEO di Beverage Network, uno dei più importanti consorzi che ha contribuito alla ricerca di IRi e che riunisce 78 aziende alle quali fanno capo 650 venditori operativi su 75mila clienti per un giro d’affari di 729 milioni di euro, di cui 637 di HORECA puro.


tab-birra-4.jpgIl trend dei ‘senza’
I dati forniti nel corso dell’incontro appaiono decisamente interessanti e sollevano qualche curiosità, ma su tutto emerge chiaramente la capacità del comparto birrario, sottolineata da più interlocutori, di sapersi innovare. In questo senso, il movimento craft, pur rappresentando una nicchia di consumo pari al 4%, ha dato un notevole impulso, come evidenziato dai partecipanti, a tutto il mercato, richiamando l’attenzione di una vasta fascia di consumatori. “Come in altri comparti alimentari – ha spiegato Silvano Rusmini – anche in quello birrario il ‘senza’ riscuote un grande interesse, in particolare, il ‘senza alcol’ e il ‘senza glutine’. Non da meno, sempre in perfetta tendenza con quelli che sono i nuovi orientamenti alimentari, stiamo assistendo anche alla comparsa di birre bio e vegane, oltre a quello di alcune novità estreme come beer & wine, birra & vermouth e tutte le proposte legate alla cannabis”.
Nel corso dell’incontro, a titolo di curiosità, è stata presentata in video anche un’innovazione tecnologica di LG Home Brewing, una macchina che consente una produzione casalinga della birra facendo ricorso a cialde.

tab-birra-5.jpgUn futuro tra Lager e Gose
“L’Italia è un Paese giovane in fatto di consumi di birra, che ha sviluppato una particolare ricerca, come da tradizione, per il gusto – ha spiegato Stefano Baldan, CEO di Brewrise, introducendo l’argomento specialità. – Stiamo assistendo a una vera rivoluzione birraria con decine di migliaia di nuove etichette sul mercato, di cui circa 10mila le italiane”. Tra gli stili protagonisti di questa rivoluzione, le IPA e le IGA (unico stile originario italiano), ma quali saranno trendy nei prossimi mesi? Corsi e ricorsi storici, ecco che Stefano Baldan intravvede un ritorno allo stile Lager, distinto da una maggior caratterizzazione, al quale si affiancheranno alcune novità di nicchia poco conosciute, tra cui, per fare un esempio, le Gose, le birre salate di Lipsia. “Tra le novità del 2019 per le specialità, anche la crescita nell’HORECA delle lattine a discapito del formato 75 cl, che ha caratterizzato la loro nascita” ha continuato Baldan.

“L’attuale vivacità che contraddistingue il mercato birrario – ha aggiunto Silvano Rusmini – è stimolata dalla continua ricerca di novità da parte dei giovani, che però, per contro, non promuove la fidelizzazione, a danno soprattutto del lavoro del grossista, che si trova di fronte a un’elevata aleatorietà nei volumi delle ordinazioni di un singolo birrificio. Ciò che invece ha prodotto un vero cambiamento nel rapporto tra birra e consumatore è stato l’abbinamento con la gastronomia, anche di altissimo profilo, incentivato inizialmente da Assobirra”.


tab-birra-6.jpgLa birra a tavola
“Per noi la birra si lega sempre più al cibo – è intervenuto Paolo Merlin, PR corporate di Heineken Italia. – Ci sono state evidenti evoluzioni nelle proposte gastronomiche dei pub, ma crediamo soprattutto nel ruolo della birra nella ristorazione ed è proprio per questo che da 8 anni promuoviamo l’interesse nei confronti della birra in cucina da parte dei giovani talenti della ristorazione col Premio Birra Moretti Grand Cru. Il risultato sono 1.100 giovani chef partecipanti e più di 1.400 ricette esclusive con birra in abbinamento. Il tutto con il coinvolgimento di oltre 50 chef stellati in giuria e 1.500 professionisti di sala e sommelier”.
Riportando i risultati di un sondaggio svolto in circa 200 ristoranti, Paolo Merlin ha descritto il beer lover medio: 30/45 anni, generalmente uomo, ma sempre più spesso anche donna, dato che una cliente su quattro sceglie la birra da ordinare in abbinamento al proprio piatto. Tra questi consumatori, sette su dieci chiedono la carta delle birre. “Quindi, occorre un’adeguata formazione, soprattutto non dimenticando che, come emerso dalla ricerca di Osservatorio Birra in oltre 100mila ristoranti, la birra vale più di 2 miliardi di euro, pari al 7% delle vendite totali e con un trend in crescita” così ha indicato Paolo Merlin confermando nell’occasione la prossima inaugurazione dell’Università della Birra nello storico quartiere milanese di Lambrate.

 

Meno e meglio
Educazione, formazione, consumo informato: ecco il presente e il futuro del settore birrario procedendo, più che in direzione dei volumi, verso quello del valore. Rolando Bossi, amministratore delegato di Radeberger Italia, ha raccontato che questo è stato esattamente il percorso della sua azienda da quando vi ha fatto ingresso ormai più di 40 anni fa: “Negli anni ‘90 vendevamo 3 volte i volumi attuali ma la redditività era al limite della sopravvivenza. Aver spostato l’attenzione dai volumi al valore ha reso l’azienda efficiente in un mercato che non cresce”.
Ma non è solo il fattore qualitativo, che peraltro contrasta con la ricerca del prezzo degli ultimi anni, a premiare. Molto importante è anche la componente emozionale. “Ecco perché le private label, nonostante presentino un prezzo vantaggioso, si rivelano in controtendenza in un mercato in difficoltà – ha spiegato Bossi. – Stesso motivo per il turn over accentuato della produzione dei microbirrifici italiani, spesso non caratterizzata da ‘qualità emozionale’”.
“Se – ha continuato Rolando Bossi – il prossimo futuro vedrà un ritorno alla birra a bassa fermentazione, coniugata in modo diverso da quella che conosciamo, sarà sempre il corretto servizio nel punto di vendita a valorizzare la qualità emozionale della birra: il servizio vale il 50% del prodotto. Uno degli obiettivi principali del nostro progetto Quality Beer Academy è fare formazione nel punto vendita perché siamo consci che solo così il consumatore saprà riconoscere la qualità della birra proposta.

Lo verifichiamo quotidianamente nei punti vendita QBA e in particolare nel nostro punto di riferimento di Genova con 16 spine e 80 birre in bottiglia, dove il cliente scopre quotidianamente birre nuove e nuovi emozioni e soddisfa così la sua curiosità verso il fenomeno craft. Questo è possibile per la gamma Radeberger, che comprende 90 stili birrari, in grado di dare risposte precise alle richieste del consumatore”.

La formazione fa crescere i consumi
In Italia il consumo della birra è ancora modesto, attestato sui 31,8 litri pro capite, il più basso d’Europa, ma il percepito del prodotto da parte del consumatore medio è positivo: è un prodotto di qualità, sano e genuino. Però, come ha sottolineato Michele Camastra, quality manager di Doreca, dagli impianti alla spina, che ritroviamo oltretutto in maniera molto diffusa nei pubblici esercizi italiani, non sempre viene spillata birra in maniera corretta, cioè che ha goduto della corretta gestione dell’impianto. Spesso, purtroppo, al consumatore arriva un prodotto non servito con l’adeguata professionalità. “Quindi, parlando di formazione, è indispensabile parlare di qualità finale del prodotto, dovuta non solo alle modalità produttive, ma anche a quelle di conservazione e di spillatura – ha spiegato Michele Camastra. – Pensiamo, per esempio, al necessario stoccaggio della birra artigianale nelle celle frigorifere a garanzia della migliore conservazione. Per questo sarebbe opportuno che Assobirra e Unionbirrai prevedessero materiale informativo destinato ai punti di consumo su come trattare e gestire la birra. Inoltre, esistono circa 200 stili di birra (in Italia attualmente ve ne sono una quarantina) e dobbiamo far sì che vengano conosciute le loro caratteristiche. In un locale in cui la birra viene servita con professionalità e competenza, secondo la mia lunga esperienza, le vendite possono aumentare anche del 16%, a dimostrazione, al contrario di ciò che spesso si pensa, che la formazione non è un costo!”.

Non bere birra se…
L’ultimo intervento della giornata è stato riservato ad Andrea Bagnolini, direttore di Assobirra, il quale ha sottolineato due aspetti dell’Associazione dei produttori di birra nel nostro Paese. Uno. L’apertura ai microbirrifici su intuizione, ancora una decina d’anni fa, dell’allora presidente Piero Perron. “In Confindustria, di cui facciamo parte, siamo stati i primi ad accogliere soggetti del comparto artigianale, che peraltro hanno il pregio di aver effettivamente dato un notevole impulso al settore lanciando nuove sfide nell’ambito dell’innovazione” ha sottolineato Andrea Bagnolini. Due. L’impegno costante in articolate campagne sul consumo responsabile che invitano minori, donne in gravidanza e quando si è impegnati con la guida a non consumare birra in quanto alcolico.
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Alcol sì alcol no
Tra i fenomeni in via di affermazione a livello internazionale nei consumi della birra troviamo le analcoliche, trend tanto emergente da annoverare anche il lancio all’estero di una birra d’abbazia analcolica. Ma quale l’effettivo appeal di queste birre nel nostro Paese? Gli ultimi dati di mercato forniti da IRi ci danno una crescita a valore di analcoliche e light del 17% e a volume del 13,4% dovuta principalmente al lancio di Heineken 0.0. Ma nonostante ciò, anche perché stiamo parlando di una nicchia pari all’1% del mercato, ancora tante sono le perplessità nutrite dagli esperti del settore. “Il ‘senza alcol’ dilaga nel nord Europa, ma da noi ha vita difficile perché siamo troppo amanti del gusto” è intervenuto Stefano Baldan. “In Italia la birra è percepita come un prodotto moderatamente alcolico che quindi non ha ragione di essere sostituito con uno senza alcol” ha spiegato Silvano Rusmini. “A mio parere – ha ribattuto Rolando Bossi – il consumo della birra analcolica è una questione di abitudine e di coscienza oltre che di qualità”. Quindi, a fronte di un prezzo ragionevole, che non superi quello di un soft drink, c’è chi sostiene che col tempo le birre analcoliche, grazie soprattutto a prodotti dal profilo organolettico elevato, riusciranno ad affermarsi anche sul nostro mercato catturando i consumatori più attenti alle severe normative per la guida oppure quelli decisi a osservare una dieta non punitiva e con aspetti gratificanti.

 

 

 

Fonte GBI


01/03/2019

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