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Plastic Free

SOS-alle-6.jpgÈ lo slogan del momento, lo invocano tutti: dalle tartarughe nel profondo del mar, fino alle Greta Thompson di turno, piccole ecologiste che, con i loro occhietti punitivi, come maestrine indisposte declamano decaloghi ecologisti (dettati da altri) nelle piazze e sui pulpiti di mezzo mondo. I pennivendoli al seguito fanno da cassa di risonanza sparando a zero su tutto quello che inquina e, soprattutto, contro la plastica che additano come il mostro cattivo colpevole di inquinare il pianeta.

 

L’onda mediatica monta sempre di più e coinvolge, ovviamente, politica e politicanti. Per farvi un quadro di come certe cose possono essere strumentalizzate, aggiungete pure che oggi essere plastic free fa chic, quindi, fa anche social e se sei un social, che becca i like, magari acchiappi pure dei voti, se poi hai tanti voti sarai eletto in un qualche posto dove un mezzo stipendio te lo porti a casa, e forse più di mezzo. Quindi, in conclusione, essere “plastic free” conviene anche.

 

Ovviamente tutto quanto avete letto è una provocazione dettata dai soliti eccessi con i quali in Italia ci piace misurarci e dividerci perché, se da un lato è vero che l’ambiente in cui viviamo è un bene inestimabile che abbiamo il dovere di custodire, dall’altro è anche vero che lo stesso ambiente viene “usato” per fare bassa politica e anche cassa.

È il caso delle ormai famose Direttive dell’Unione Europea relative alle limitazioni, se non ai divieti, di utilizzo di contenitori monouso in plastica per i prodotti alimentari. Direttive che stanno ingenerando criticità e tanta confusione anche in forza a estemporanei provvedimenti di alcune Amministrazioni Comunali che, volendosi appuntarsi sul petto la medaglietta plastic free, hanno messo al bando nei loro Comuni i contenitori monouso in plastica per i prodotti alimentari.

 

A questi signori paladini dell’ambiente dell’ultima ora piacerebbe molto apporre all’ingresso delle città che amministrano il cartello “State entrando in una città Plastic Free, insomma, alla stregua di “Comune Denuclearizzato”, cartelli inquietanti che inducono i cittadini a pensare che hanno vissuto per diversi anni, senza saperlo, in una specie di Chernobyl. La comunicazione incauta riesce a fare danni incalcolabili.

E allora, fra Direttive Europee (che a dire il vero entreranno in vigore solo fra qualche anno), la fregola di qualche amministratore locale che non vede l’ora di raccogliere consensi e il can can mediatico sulla plastica come il male del mondo, nel bailamme ci sono finite anche le bottigliette in Pet che contengono bibite e acqua minerale, con il risultato che ora la confusione regna sovrana: il consumatore non sa se comprarle e ci rinuncia pensando così di salvare il pianeta; il barista non sa se può venderle se non beccando una multa; l’industria è assolutamente preoccupata e il grossista frastornato e per di più con i depositi pieni.


È da questo ingorgo che nasce l’esigenza da parte di Italgrob Federazione Italiana Distributori Horeca - e quindi di bevande - di prendere posizione e organizzare il Convegno “Il Futuro del PET nella filiera Horeca” che si terrà a Roma il prossimo 5 Giugno 2019 nella sede di Confindustria. Italgrob ha riunito tutti gli operatori coinvolti nelle criticità con l’obiettivo di fare chiarezza e trovare le soluzioni più opportune a fronteggiare direttive e delibere che con bibite e acque minerali in PET non centrano nulla. Obiettivo del convegno sarà anche quello di “tranquillizzare” la coscienza ecologica dei consumatori, far comprendere che il PET, non è quel mostro di cui si parla o si sparla, bensì una formidabile risorsa che non ha senso vietare, ma che tutti gli operatori dovranno gestire al meglio, in un processo virtuoso dove, anche il consumatore è chiamato a fare la sua parte, elevando il suo senso civico. Perché è evidente che se in qualche spiaggia italiana si vedono indegni spettacoli di rifiuti sulla battigia, dove sì, è vero, ci sono anche confezioni di plastica, situazioni che gli ecologisti d’assalto usano come clave contro la plastica, le responsabilità non sono del PET in se, ma di chi (e non sono pochi) non rispetta l’ambiente in cui vive e, in quanto a civiltà, ha molto da imparare.

 

S.I.C.

 


 

A proposito di crescita civile, vi invito a leggere il pezzo - incidente di plastica - e gustarvi il simpatico sketch di Tonino Cardamone (Alias Paolo Caiazzo) quello di “A capa mia nun è bona” il quale, sul tema che abbiamo trattato, va molto vicino alla verità come, del resto, solo i comici con la loro ironia sanno fare.


31/05/2019

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