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Hotel post Covid, 95% clienti cerca igienizzazione

Secondo una ricerca di Tecnè realizzata per conto di Assosistema e Associazione Italiana Confindustria Alberghi, tra giugno e dicembre rispetto al 2019 torneranno in hotel il 63,4% dei clienti per lavoro e il 51,2% per vacanza

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Il Covid-19 ha investito come uno tsunami il turismo italiano e il particolare il mondo degli alberghi, fatto da 33 mila strutture (il 55% medio piccole) che mettono a disposizione oltre un milione di camere e 2 milioni trecentomila posti letto grazie al lavoro di 179 mila dipendenti e 211 mila addetti e che nel 2019 avevano registrato oltre 50 milioni di arrivi dall`Italia e quasi 47 milioni dall`estero con 20 miliardi di fatturato. Un risultato ben lontano da quello di quest`anno segnato dal lockdown, da una lenta ripresa dei consumi e da una presenza molto meno consistente degli stranieri, ma che potrebbe peggiorare se non saranno adottate le misure “anti-Covid” per garantire l`igiene e la sicurezza sanitaria.

 

Le richieste dei clienti

Secondo una ricerca di Tecnè realizzata per conto di Assosistema e Associazione Italiana Confindustria Alberghi, tra giugno e dicembre rispetto al 2019 torneranno in hotel il 63,4% dei clienti per lavoro e il 51,2% per vacanza. Il 65,9% ha fiducia che gli alberghi adotteranno adeguate misure anti-Covid e l`81,5% chiederà informazioni in merito. Il 94,5% delle indicazioni si concentra su tre aspetti: ambienti comuni igienizzati spesso e spazi adeguati al distanziamento, igienizzazione di lenzuola, federe e biancheria da bagno e di camere e arredi. «Più del 90% dei clienti - spiega Marco Marchetti, presidente di Assosistema Confindustra - dichiara che si sentirebbe più tranquillo se l`igienizzazione avvenisse attraverso un processo “certificato”, effettuato da soggetti autorevoli. E inoltre il 54,7% sceglierà l`hotel dove soggiornare in base alle misure adottate e solo il 20,8% in base al prezzo. E sarebbero disposti a spendere anche l`8% in più per avere procedure igieniche garantite».

Ritorno ai livelli di fatturato precedenti già nel 2022
«Quello delle imprese alberghiere - dice Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi - è un impegno convinto testimoniato dai tanti e complessi investimenti che, pur con i gravi problemi di liquidità che le colpiscono attualmente, dimostrano il senso di responsabilità e la voglia di ripartire offrendo un soggiorno sicuro e sereno a chiunque sia in procinto di voler tornare a viaggiare».

 

Interventi mirati a garantire la sicurezza dei clienti - secondo la ricerca - permettono di attenuare sensibilmente il calo di fatturato, con una riduzione significativa dell’impatto negativo determinato dall’emergenza (da -60% a -41%) e un ritorno ai livelli di fatturato precedenti già nel 2022 (e non nel 2025). Tutto questo secondo le associazioni non dovrebbe far lievitare i prezzi anche perché come spiega Barbara Casillo, direttore generale di Confindustria Alberghi «l’igienizzazione e la sanificazione dei tessili, in particolare, sono pratiche da sempre in essere: oggi vanno solo comunicate per rassicurare il cliente». E aggiunge: «Ora sono solo il 20% le strutture operative, imprenditori coraggiosi che stanno affrontando davvero grandi difficoltà».

 

 

Fonte Il Sole 24 Ore


19/06/2020

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