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Ristori bocciati per 9 imprese su 10
Ultimatum della Fipe: la politica risponda su affitti e Tari

Cresce la rabbia e l`insoddisfazione dei pubblici esercizi. 8 aziende su 10 hanno ricevuto aiuti per solo il 10% di quanto hanno perso in un anno. Servono modifiche urgenti al decreto Sostegni. Roberto Calugi, direttore generale Fipe, ricorda in Senato come la categoria non possa più sopportare queste incertezze.

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Che fossero una pezza e a volte una sorta di elemosina, l’abbiamo sempre detto. Ora però, il sistema dei contributi a pioggia che ha accompagno un anno di chiusure di bar e ristoranti è bocciato da 9 imprenditori su 10 che oggi pretendono che si cambi radicalmente sistema. E da subito si chiede anche un intervento sul tema degli affitti dei pubblici esercizi e della Tari per evitare un disastro sociale che oggi conta su migliaia di locali già chiusi e su 243mila posti di lavoro persi nel 2020 fra bar, ristoranti e catering.

A rappresentare questa insoddisfazione quasi totale rispetto alla gestione del Governo Conte prima e ancora oggi di quello Draghi, è la Fipe. In occasione dell’audizione in Senato in vista della conversione in legge del Dl Sostegni, il direttore generale della federazione dei pubblici esercizi, Roberto Calugi non ha usato mezzi termini per bocciare per l’ennesima volta un sistema assistenzialistico e mortificante per le aziende. E lo ha fatto citando i risultati di un sondaggio fra gli associati.
 

8 imprese su 10 hanno avuto solo il 10% di quanto hanno perso l’anno scorso

Calugi.jpg«I contributi a fondo perduto ricevuti tra il 2020 e il 2021 dai titolari di bar e ristoranti - ha detto Calugi - sono stati ritenuti poco o per nulla efficaci dall’89,2% degli imprenditori, con 8 titolari su 10 che si sono visti ristorare il 10% circa di quanto perso lo scorso anno. Una bocciatura che non può non essere presa in considerazione nel momento in cui si andranno a definire le modalità di erogazione dei sostegni che verranno distribuiti in seguito al prossimo scostamento di bilancio, annunciato in 20 miliardi di euro. Siamo consapevoli dello sforzo enorme fatto dal precedente governo per dare risposte ai titolari dei Pubblici esercizi, in una situazione di pandemia, ma non possiamo nasconderci che le misure non sono state minimamente sufficienti. È importante dare aiuti di maggiore intensità a chi ha perso fatturato perché è stato costretto a chiudere».


Sugli affitti serve la proroga del credito d’imposta e nuovi sconti

La Fipe non rinuncia certo al senso di responsabilità finora dimostrato (e che ha permesso di evitare rivolte o manifestazioni di rabbia più che giustificate) e non si nasconde quindi che i margini di manovra per migliorare il testo sono minimi. Ma il direttore generale di Fipe ancora una volta propone soluzioni di buon senso puntando su soluzioni pratiche e che richiedono interventi minimi. E fra i correttivi indicati c’è, come anticipato, la questione dei canoni di locazione. Secondo una ricerca dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, solo il 25% degli imprenditori è riuscito infatti a ottenere uno sconto sugli affitti da parte dei proprietari.


Da qui la richiesta secca della Federazione per nuove proroghe del credito d’imposta, come fatto per il mondo del turismo. «Il canone di locazione pesava in epoca precovid per il 10% sul fatturato delle imprese - spiega Calugi - e rappresenta oggi un costo fisso che in questo momento è insostenibile. Ecco perché diventa indispensabile disporre la proroga del credito d’imposta al 60% sui canoni di locazione e al 30% sull’affitto d’azienda anche per i mesi da gennaio ad aprile 2021. Una misura già prevista per le strutture turistico ricettive e i tour operator». Una proposta ovviamente tampone ma concreta, che incide in maniera strutturale su costi fissi e che, causa il calo del fatturato, sono cresciuti di incidenza.


Assurdo pagare la Tari o il canone Rai coi locali chiusi per decreto

Altra richiesta è quella di abbattere in maniera significativa il canone Rai per i pubblici esercizi. «Tra 2020 e 2021 i bar e ristoranti sono rimasti chiusi per circa 200 giorni - sottolinea Calugi - e dunque sarebbe opportuno ridurre il canone Rai non del 30%, come attualmente previsto dal decreto, ma almeno del 50%». E ancor più significativa è la richiesta per la Tari che andrebbe azzerata o dimezzata, visto che i locali chiusi non hanno usufruito di alcun servizio di raccolta rifiuti».

E la di là di queste richieste contingenti e urgenti, una cosa però è certa: dopo le trattative, le attese, i compromessi e i sacrifici ora è il tempo delle certezze. Che si possano avere adesso in un periodo ancora instabile per via di contagi altalenanti e di una campagna vaccinale che non decolla è dura, ma che ognuno bussi alla porta del Governo per chiedere con urgenza una data per la ripartenza è più che lecito. Per questo Roberto Calugi, ha voluto mandare un messaggio forte e chiaro (l’ennesimo) alla politica. Stavolta non c’è però più molto tempo. Tutto il comparto è potrebbe esplodere a breve e anche il senso di responsabilità finora dimostrato dalla Fipe potrebbe non bastare più. Non dimentichiamo infatti che la federazione terrà un’assemblea del suo direttivo in piazza a Romae lì si aspetta una risposta. Sarà un’occupazione pacifica e organizzata di una piazza vicino al Parlamento che segnerà anche la differenza fra chi dialoga e si confronta sulle cose concrete e chi “urla”.

 

Serve la certezza su quando si potrà riaprire

Il punto di non ritorno però è uno solo: «Troppo spesso – sintetizza Calugi - attorno alla riapertura dei Pubblici esercizi, si combatte una battaglia politica che non fa bene a nessuno. Qui è in gioco il futuro di migliaia di imprenditori e di oltre un milione di lavoratori. Ci aspettiamo che il governo affronti il tema della ripartenza dei nostri locali così come ha fatto in passato per altre categorie, prevedendo un piano preciso, misure stringenti e controlli a tappeto per punire chi non le rispetta. Le vaccinazioni, seppur troppo a rilento, procedono. È il momento di compiere un passo avanti anche nelle riaperture dei Pubblici esercizi».

Per concludere come non ricordare che il mondo dei bar e dei ristoranti non può più vivere nel limbo, ostaggio di chi si lancia in improbabili fughe in avanti e di chi invece continua a frenare. «È necessario - ha concluso Calugi - dare alla categoria una prospettiva di riapertura definitiva e per farlo occorrono una data certa e un nuovo protocollo di sicurezza redatto dal Comitato tecnico scientifico, con l’ausilio degli operatori del settore. L’incertezza ci sta uccidendo, chiediamo di cominciare oggi stesso un percorso ben definito che ci porti nel più breve tempo possibile alla riapertura in sicurezza dei nostri locali. Dopo un anno di sacrifici, meritiamo serietà».

 

 

Fonte Italia a Tavola


08/04/2021

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